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un film di Joachim Lafosse
Proprietà Privata
dal 16 marzo al cinema
SINOSSI CAST ARTISTICO
CAST TECNICO
durata 92 minuti uscita 16 marzo ufficio stampa federica de sanctis 339.2476890 fdesanctis@bimfilm.com bim distribuzione via marianna dionigi 57 00193 roma tel. 06-3231057 fax 06-3211984 PROTAGONISTI
Jérémie RENIER E’ la prima volta che mi propongono di lavorare con mio fratello Yannick. Ci faceva un po’ paura. Saremmo andati d’accordo sul set? Non volevamo girare insieme senza essere motivati. Sul set ci siamo un po’ provocati e ci siamo lasciati andare sapendo che non ci saremmo giudicati. Prima di girare abbiamo passato molto tempo insieme per ritrovare la fibra fraterna. Abbiamo soprattutto cercato di equilibrare i due personaggi. L’universo di Joachim è molto cupo, ma ha accettato che io e Yannick apportassimo il nostro vissuto. Yannick RENIER Il nostro apporto alla sceneggiatura deriva piuttosto da un rapporto di energia che abbiamo in quanto fratelli. Ma la trama si ispira piuttosto alla storia personale di Joachim. Ha un fratello gemello: questo rapporto stretto tra François e Thierry deriva da lui. Ad ogni modo, noi abbiamo cercato di conservare una parte d’improvvisazione, era una volontà comune. La complicità tra me e mio fratello ci ha permesso di restare liberi all’interno di una struttura molto precisa. Per esempio, quando dovevamo affrontare una scena senza dialoghi, i due fratelli dovevano compiere dei gesti quotidiani e allora ci siamo chiesti cosa facevamo quando vivevamo insieme, a cosa giocavamo… Recitare con mio fratello era una grossa sfida perché umanamente poteva essere pericoloso. Il film racconta una storia di rivalità. E’ un argomento delicato da trattare poiché la rivalità tra fratelli è una realtà, fa parte dei rapporti fraterni in generale. Tanto più che Jérémie è già conosciuto, ha una grande esperienza come attore di cinema. Abbiamo cominciato contemporaneamente, ma io ho lavorato a teatro, fatto cortometraggi e televisione. NOTE DI REGIA
Proprietà privata descrive il crollo di un nucleo familiare. Basta un’onda d’urto, la possibile vendita della casa, perché tutto l’edificio crolli, perché il legame che unisce Pascale ai suoi figli faccia emergere tutta la propria violenza. Il mio film è il racconto dell’esplosione di un mondo circoscritto, in cui la violenza è la conseguenza di un divorzio incompiuto, in cui la rivalità dei due figli è lo specchio della rivalità irrisolta dei genitori. Per Pascale e i suoi figli la famiglia è diventata uno spazio di tensione, di rigidità, in cui ciascuno enuncia e regola la propria legge, in cui ciascuno soffre di un’evidente mancanza di autonomia e libertà. Proprietà privata è la storia di personaggi che, incapaci di esprimere il loro desiderio di distacco, finiranno per perdersi e chiudersi in se stessi. Proprietà privata descrive l’esplosione di un nucleo familiare, ma non intende concludersi sulla constatazione di una rottura irrimediabile. Aldilà della sua dimensione distruttrice, la violenza con cui si confrontano i personaggi permetterà loro di prendere coscienza della natura dei legami che li uniscono. Ognuno di loro potrà così riconsiderare la famiglia, non più come una prigione, ma come uno spazio di movimento. La conclusione del film segna la fine di una storia, ma anche l’inizio di un’altra. La situazione rappresentata è quindi eccessiva e rara, ma è anche fattore catalizzatore per lo spettatore poiché tutti si confrontati con la necessità della separazione. Spero quindi che questa tragedia moderna rinvii lo spettatore al proprio rapporto con il legame familiare. Personalmente, mi sono confrontato per un breve periodo della mia vita con questa situazione in cui avevo la sensazione, nella mia famiglia, di avere un potere che non era mio. Non veniva rispettato un sistema di vita: mi ritrovavo nella situazione di poter impedire a mia madre di vivere la vita che desiderava. E’ questo che mi ha dato l’idea di scrivere la storia di questi due fratelli che si comportano con la propria madre come se fossero loro i suoi genitori. E lei si ritrova nella strana situazione di dover chiedere il permesso di emanciparsi. INTERVISTA A JOACHIM LAFOSSE
E’ stato difficile ripercorrere questa esperienza personale? Attraverso la scrittura si crea una distanza. Non ho mai riscritto quello che è realmente accaduto. E’ per questo che amo il mio film. Parto da una situazione traumatica, ci lavoro sopra, mi interrogo su cosa è accaduto, la drammatizzazione e la finzione fanno poi il loro effetto. E’ persino piacevole come processo. Uno degli aspetti interessanti del film è di aver riunito due veri fratelli per interpretare Thierry e François. Come hai pensato ai fratelli Rénier? Ho conosciuto Yannick prima che Jérémie facesse La promessa. L’avevo visto lavorare a teatro con Frédéric Dussenne, di cui sono stato assistente alla regia. Ho sempre pensato che avesse qualcosa d’interessante. E poi Jérémie ha avuto successo al cinema e ho avuto voglia di riunirli per Proprietà privata. Quello che non sapevo è che ci sarebbero voluti sette anni per fare il film. Ma fin dalla prima stesura della sceneggiatura gli ho proposto di partecipare al mio progetto. Volevo una recitazione credibile e ero convinto che due veri fratelli potessero darmela. Isabelle Huppert è arrivata tardi sul progetto e il ruolo della madre a quel punto doveva essere già costruito. Cosa ha portato al film? La difficoltà della scelta di Isabelle Huppert era di conservare la pertinenza del triangolo – madre e due figli. Questa pertinenza è quanto di più impressionante nella sua recitazione. Isabelle ha un rapporto piuttosto spontaneo con la scena. Le riflessioni che fa prima di immergersi nel suo ruolo sono molto interessanti. E ciò che è straordinario è il suo essere intuitiva e riflessiva allo stesso tempo. Dall’origine del progetto alla sua concretizzazione, il personaggio della madre, Pascale, si è trasformato? E’ stata una delle grandi questioni fin dalla sceneggiatura, attraverso tutte le altre tappe fino al montaggio: la madre è il personaggio principale o no? Il film è la descrizione di un sistema familiare e in questo sistema non c’è una persona più importante dell’altra. E’ sufficiente allontanarsi dal sistema perché il conflitto cessi. Affinché lo spettatore prenda coscienza della perversità dei rapporti tra i personaggi, dovevo poter trattare ciascuno di loro con lo stesso coinvolgimento. Per me tutti e tre i personaggi sono ugualmente importanti. E il quarto protagonista è la casa. Sì, c’è anche un problema di materialismo. Ho assistito a molti litigi per la divisione di una casa. Un luogo è interessante se ci sviluppa qualcosa. Diventa pericoloso non appena diventa un campo di concorrenza. Proprietà privata è una riflessione sul godimento che si può avere dalla proprietà. E in fondo fare cinema permette anche di godere di tutta una serie di cose senza possederle. Perché la scelta di utilizzare dei piani sequenza fissi? Volevo che ogni personaggio fosse costretto ad uscire dall’inquadratura se voleva allontanarsi. L’inquadratura è come una casa che i personaggi non riescono a lasciare. Per me era una scelta coerente rispetto al soggetto del film. Un altro aspetto del film è l’incapacità di lasciare il posto a una terza persona. Volevo mostrare attraverso questi piani fissi che quando ci sono solo due personaggi va tutto bene, ma all’arrivo di un terzo c’è una disfunzione che genera il conflitto. E c’era anche il piacere di lasciare uno spazio agli attori e al loro lavoro. E’ sorprendente notare che ogni volta che c’è una scena in cui si sta seduti a tavola, c’è un momento di tensione. Mangiare è una delle cose che facciamo più spesso nella vita. E alla lettura della sceneggiatura molti dicevano che c’erano troppe scene a tavola. Ma il cibo è libido, è pulsione di vita. I due fratelli non smettono mai di mangiare e la madre non smette mai di nutrirli: è una rappresentazione significativa di quello che succede all’interno di questa famiglia. http://www.bimfilm.com/trailer_swf/index_high.php?swf_film=proprietaprivata_high.swf
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