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un film di Laurent Tirard
Le avventure galanti del giovane Moliére
dal 6 aprile al cinema
SINOSSI CAST ARTISTICO
CAST TECNICO
durata 120 minuti uscita 6 aprile ufficio stampa federica de sanctis 339.2476890 fdesanctis@bimfilm.com bim distribuzione via marianna dionigi 57 00193 roma tel. 06-3231057 fax 06-3211984
ROMAIN DURIS (Molière) Filmografia
Laura Morante
TEATRO
CINEMA
NOTE DI PRODUZIONE
Molière. Da solo il nome evoca un universo di una ricchezza incredibile. Il nuovo film di Laurent Tirard ci illustra la vita e l’opera di colui che, prima di diventare uno dei più importanti autori teatrali del mondo, fu innanzitutto un uomo. Tutte le biografie di Molière parlano di una sua assenza lunga e misteriosa cominciata all’età di 22 anni. E se, in quel periodo, Molière avesse incontrato le persone che poi sarebbero diventate fonte di ispirazione per i suoi personaggi? Un altro approccio Laurent Tirard, cosceneggiatore e regista, spiega: “Si potrebbe immaginare che sono un grande ammiratore di Molière e desideravo fare questo film da molto tempo, ma non è così. Il progetto è nato per caso. Al momento dell’uscita di Mensonges et Trahisons, il mio primo lungometraggio, mi sono reso conto che quello che pensavo fosse un film originale, un po’ nuovo, era solo un altro film sui trentenni. In Mensonges et Trahisons mi sono molto divertito a girare tutte le scene sulla preistoria, il medioevo, il XIX secolo e anche gli anni Ottanta. Mi piaceva molto l’idea di una commedia disinvolta, dai contenuti moderni ma in costume. Il campo era ancora vasto. “Mi ricordavo di aver letto con piacere Il Misantropo a scuola, ma nulla di più. Perciò ho ricominciato a leggerlo e, grazie all’esperienza e alla maturità, l’ho apprezzato molto di più. All’improvviso mi è venuta voglia di leggere Molière. Ho scoperto Le intellettuali che non conoscevo affatto. Ho amato tutto di questa commedia. Al di là della magia delle parole, le situazioni erano universali, senza tempo e Molière le restituiva con un forte senso della natura umana. Come fare una scelta? Come fare un adattamento? Il Misantropo non mi bastava, nemmeno Le intellettuali. Allo stesso tempo ho cominciato a leggere delle biografie di Molière. Per arrivare a un progetto soddisfacente, Grégoire Vigneron, il mio cosceneggiatore, ed io dovevamo metabolizzare quello che Molière aveva scritto e la sua storia personale allo scopo di poter mettere tutto insieme. Volevamo far incontrare l’autore e la sua opera. Questo film doveva avere lo spirito delle opere di Molière e, allo stesso tempo, rispecchiare il nostro punto di vista su di lui.” Marc Missonier, produttore, ricorda: “Dopo Mensonges et Trahisons, Olivier Delbosc ed io volevamo di nuovo lavorare con Laurent. Ci ha sottoposto molti progetti e questo ci ha subito entusiasmati. Un soggetto del genere trattato da Laurent e Grégoire aveva un grosso potenziale.Il loro approccio cambiava tutto. La loro idea aveva il merito di rispolverare il mito e di farci immergere in quello che la sua opera ha di più vivo, divertente e commovente.” Nel cuore di un’opera e di un uomo Laurent Tirard spiega: “Con Grégoire abbiamo in comune un certo punto di vista sulla vita e, soprattutto, ridiamo delle stesse cose. Anche su un piano più tecnico, ci completiamo molto bene. Io mi occupo soprattutto della struttura e della costruzione della storia e lui si occupa di più dei personaggi. Mi aiuta a esplorarli. Proveniamo da ambienti piuttosto simili ma abbiamo avuto esperienze di vita completamente diverse. Io ho avuto un’esistenza molto protetta e sono molto tranquillo, anche troppo. Questo ha il merito di portare alla scrittura un certo rigore che rassicura Grégoire. Lui conosce la vita molto meglio di me. Prima di lavorare con lui facevo evolvere i personaggi in maniera troppo logica e Grégoire mi ha dimostrato che raramente le persone si comportano così.” Interviene Grégoire Vigneron: “Leggendo l’opera di Molière ci siamo sentiti molto vicini all’autore perché associa lo studio dei costumi a un’ accurata analisi sociale. Molière ha inventato la commedia di costume che amiamo tanto.” Riprende Laurent Tirard: “Ci sono diversi tipi di biografie di Molière. Alcune sono ricche di documentazione ma un po’ fredde, quasi cliniche. La biografia molto romanzata di Mikhail Bulgakov fa arricciare il naso di molti storici ma ci ha fornito uno sguardo molto più umano sul personaggio. Le biografie hanno spesso il difetto di voler mettere in evidenza solo le qualità di Molière e di mostrare il suo incredibile talento. Idealizzando il personaggio, i biografi creano una distanza e ci impediscono di affezionarci a lui dal punto di vista umano. In compenso, i suoi difetti, la sua scarsa autoironia, la sua pigrizia il suo essere un po’ umorale lo fanno scendere dal piedistallo e lo avvicinano un po’a noi.” Grégoire Vigneron aggiunge: “La nostra ambizione non era quella di fare una tesi su Molière. La nostra storia è inventata, ma direttamente ispirata al suo spirito e al suo lavoro. E’ stato in galera per debiti e proprio dopo questo episodio è sparito…” Laurent Tirard riprende: “Le biografie degli anni Cinquanta parlano di una sparizione di parecchi mesi. Anche se questa cosa oggi viene rimessa in discussione, abbiamo deciso di interessarci a questo periodo in cui Molière affronta il suo peggiore insuccesso come tragediografo, subito prima della partenza per la grande tournée in provincia che segnerà l’inizio del suo grande successo. Di questo mistero, di questa assenza, abbiamo deciso di farne l’anima del film. Abbiamo cercato di immergerci nella sua opera rileggendo tutto, analizzando ogni scena. E’ stato un vero piacere, siamo tornati alla commedia pura e abbiamo cominciato a capire i meccanismi delle sue pièces. Per tre mesi abbiamo preso appunti, trovato idee per alcune scene o semplicemente notato alcune battute. Così abbiamo accumulato una sorta di materia prima un po’ caotica senza cercare di organizzarla subito. Il piacere che abbiamo provato nel fare questo lavoro ha cambiato il nostro modo di scrivere. Per Grégoire e per me ci sarà sempre un prima Molière e un dopo Molière.” Molto più umano di una statua… Grégoire Vigneron spiega: “Per imparare a conoscere un personaggio come Molière, bisogna dimenticare il suo peso storico. E’ un eroe. E’ geniale e ultraprolifico. Ha scritto Tartufo in due settimane. Scriveva con sincerità, con un misto d’innocenza e spontaneità! Tutte le sue contraddizioni, le sue passioni, i suoi paradossi gli conferiscono un altro spessore rispetto all’immagine in cui rimane spesso imprigionato. Era un essere vivente, un uomo passionale e nelle sue opere tutto questo si avverte. Grégoire Vigneron aggiunge: “Molière si preoccupava degli incassi dei suoi spettacoli. Dirigeva una compagnia teatrale e si batteva perché il lavoro andasse bene. Aveva un forte senso della comunicazione. Grazie a Lagrange che teneva la contabilità della compagnia, conosciamo esattamente gli importi delle entrate e sappiamo anche che se, qualcosa non piaceva al pubblico, Molière era pronto a rimettere mano alle sue pièces!” Laurent Tirard precisa: “Penso che fosse un personaggio molto più complesso dell’immagine che ne abbiamo noi oggi. Era suscettibile, capace di attacchi di megalomania, di grandi momenti di depressione e di disperazione, non molto sicuro di sé.” Il regista prosegue: “Nel film, Molière è un giovane uomo entusiasta che si ritrova immerso in una situazione che lo costringe a scoprire com’è fatto veramente. Il suo incontro con Elmire, più grande di lui ma molto attraente, sarà una rivelazione. Lei gli mostrerà la strada da seguire. Questo è il film. La realtà è molto diversa. Immergendoci nella sua vita, ci siamo resi conto che il suo percorso gli ha permesso di essere quello che era. Figlio di un tappezziere, artigiano e imprenditore, Molière possiede un senso dell’artigianato che ritroviamo nelle sue commedie. Un’altra cosa che lo distingue da molti altri autori è che lui era innanzitutto un attore. Non si è messo a scrivere per amore delle parole, ma per recitare. Non è un autore che lavora su commissione, ma un autore attore. E’ andato a scuola dai Gesuiti a Clermont, dove ha ricevuto una solida formazione. Suo padre l’ha obbligato a studiare diritto a Orléans. Quindi ha delle basi teoriche rigorose e conosce la sofferenza sia psichica che fisica. Ha perso sua madre ancora molto giovane, verso l’età di dieci anni. Aveva anche una sorta di handicap (aveva delle grosse difficoltà respiratorie). Quando era piccolo suo nonno lo portava a vedere i saltimbanchi e gli attori sul Pont Neuf e lui ne rimase affascinato molto presto. Tutti questi elementi gli hanno permesso di diventare quello che era.” Laurent Tirard spiega: “Sulla base di questi elementi, abbiamo cominciato a costruire il film, prendendo dalle sue opere i personaggi che ci sembravano più significativi. Ne abbiamo dovuti eliminare molti, cosa che è stata spesso dolorosa. Alcuni personaggi li abbiamo fusi in uno solo. Così, Célimène è un misto della Célimène del Misantropo e della Philaminte de Le intellettuali . Anche Jourdain è un misto. Poi abbiamo attribuito le qualità di alcuni personaggi al nostro Molière.” Grégoire Vigneron prosegue: “Eravamo talmente impregnati dell’opera di Molière che non è stato difficile scrivere la sceneggiatura.” Riprende Laurent Tirard: “Non scriviamo mai in funzione di un attore in particolare, un po’per superstizione. Avere in mente un attore permette di visualizzare meglio il personaggio ma se poi rifiuta, rassegnarsi a dire addio al suo volto e alla sua voce è veramente terribile! In questo film tutti gli attori erano molto diversi, con delle personalità molto forti. Ognuno di loro, in un certo senso, è protagonista. Ogni volta mi devo riposizionare mentalmente nell’asse di qualcuno. Per la natura stessa del concetto, nel film il personaggio di Molière è molto spesso spettatore, in particolare quando si trova faccia faccia con Jourdain. Romain ha dato molto di più di quanto sperassi. Romain porta sullo schermo un’intensità e una presenza di cui ho preso coscienza solo durante le riprese. Mi ha anche sorpreso e credo si sia sorpreso anche lui per il suo talento per la commedia. Alcune scene del film richiedevano un lavoro da commedia, come quando prende in giro gli esattori, imita tutti i personaggi della casa per Elmire o quando, nelle scene finali, deve recitare sul palco tutte le commedie di Molière. Romain non aveva mai fatto teatro, meno che mai teatro classico, perciò era una vera incognita per lui. Il terzo giorno di riprese dovevamo fare Le furberie di Scapino e quando Romain ha iniziato a recitare ci ha lasciato tutti a bocca aperta. Aveva colto nel segno, era perfetto, era a suo agio e si divertiva. Romain studia tantissimo quando deve affrontare un terreno che non è il suo. Le sue enormi capacità e la sua professionalità mi hanno colpito molto. Laurent Tirard prosegue: “Vi potreste chiedere perché ho voluto affidare il ruolo di Jourdain a Fabrice Luchini. Speravo nella sua follia, nella sua capacità di cambiare umore all’interno della stessa scena. Pochi attori sono in grado di recitare su tanti registri diversi. Fabrice ha esitato molto prima di decidere di fare il film. In effetti, se c’è una persona in Francia che può essere considerata come uno specialista della lingua francese, del testo e quindi di Molière, è lui. E si trovava di fronte a un giovane regista che aveva fatto solo un film e che gli annuncia che vuole fare un film su Molière! Quando gli ho proposto il ruolo di Monsieur Jourdain ha avuto molte difficoltà a sbarazzarsi dell’immagine che ne abbiamo tutti, quella di un uomo sciocco, un imbecille felice, totalmente ridicolo, completamente ignorante – tutto il contrario di Fabrice. Al nostro primo incontro mi ha chiesto se l’avevo scelto per una volontà perversa di umiliarlo – cosa che mi ha fatto molto ridere! E’ stato difficile convincerlo che per me Jourdain era un personaggio complesso e che aveva bisogno di un attore del suo spessore per respingere tutti i pregiudizi che generava il nome del personaggio. E’ un essere complicato, che si è fatto da solo e non deve la sua riuscita a nessuno. Il suo desiderio di ascesa sociale lo spinge a voler sedurre Célimène che rappresenta la nobiltà. Può essere forte e intelligente ma può anche diventare un bambino che si fa prendere in giro da tutti. E Fabrice può avere questo lato totalmente naïf, senza farlo sembrare finto. Nel finale ha la complessità che speravo e porta al personaggio un’umanità che non avrei mai trovato in un altro attore. Per il ruolo di Elmire stranamente non riuscivo a trovare in Francia questo misto di fascino, maturità, carattere e tenerezza di cui il ruolo aveva bisogno. Perché ha sposato Jourdain? Non aveva scelta. Ma all’interno dell’esistenza che le è stata imposta lei fa la sua vita, ama i suoi figli ed è buona amica di suo marito. Noi la stimiamo molto. La prima cosa che mi ha colpito scoprendo Laura Morante nei suoi film è la potenza del suo sguardo, l’intensità e la malinconia che sprigionano i suoi occhi. Allo stesso tempo quando sorride il suo viso si illumina. Laura ha un’eleganza naturale e il suo bell’accento portava un ulteriore mistero al personaggio. Parla molto bene francese ma il suo accento creava dei piccoli problemi di articolazione e di ritmo. Ha lavorato molto e io ho subito capito che il problema era più legato a un’angoscia che lei sentiva nei confronti del testo. Più di chiunque altro del cast lei sentiva il peso di Molière, la sua statura e la dimensione sacra dei suoi testi. Aveva letto tutte le sue commedie e aveva paura di tradirlo. Ho dovuto convincerla a dimenticarsi del testo per rilassarsi e prendere gusto nella recitazione. Aveva bisogno di parlare del suo personaggio e di essere rassicurata su quello che faceva. Mi ha dato molti consigli. La sua risata durante la cena, alla fine della giornata che l’ha vista scoprire la vera identità di Tartufo, non era prevista. Porta qualcosa di fantastico al suo personaggio. E’ un’Elmire lucida, seducente, commovente fino ai suoi ultimi istanti di vita. Laurent Tirard commenta: “Dorante doveva necessariamente avere un certo fascino per riuscire a imbrogliare Jourdain. Edouard Baer aveva recitato nel mio primo film e ci conoscevamo bene. Al di là del piacere della sua compagnia, sentivo che questo ruolo gli avrebbe permesso di andare oltre il suo registro abituale. Con vero talento porta Dorante fino a una sorta di perfidia, fino alla manipolazione. Come in Molière, non c’è redenzione per lui. Dorante è spinto dalla logica. Alla fine è semplicemente cattivo, patetico. Ha una grande importanza nel film, è uno dei motori della storia. Edouard ha un registro di recitazione molto più ampio di quanto si possa immaginare. Più si scoprirà, più sorprenderà. Sono curioso e impaziente di scoprire cosa faremo insieme la prossima volta. Per la parte di Célimène non ho avuto nessuna esitazione, sapevo che Ludivine Sagnier sarebbe stata la scelta migliore. Mi piace il suo lato frizzante, giovane, un po’ pestifero! Aveva solo quattro giorni di riprese, non è stato facile per lei adattarsi, perché tutti gli altri attori avevano avuto più tempo per entrare in questo universo e trovare il ritmo giusto. Era allo stesso tempo difficile e magico. Doveva avere una fiducia totale in me. Edouard e lei si conoscevano bene e la loro complicità naturale è stata utile. Lavorare con lei è stato un vero piacere. E’ semplicemente perfetta e interpreta una Célimène bellissima e sexy, esattamente come l’immaginavo! E inoltre aveva una grande padronanza del testo.
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