|
un film di Claude Chabrol
La commedia del potere
dal 6 ottobre al cinema
SINOSSI CAST ARTISTICO
CAST TECNICO
durata 110 minuti uscita 6 ottobre ufficio stampa Federica de Sanctis 339.2476890 fdesanctis@bimfilm.com BIM DISTRIBUZIONE Via Marianna Dionigi 57 00193 ROMA Tel. 06-3231057 Fax 06-3211984
Intervista a Claude Chabrol
Intervista a Isabelle Huppert Lei ha interpretato per Claude Chabrol sia personaggi inventati che personaggi realmente esistiti. Come affronta questi due tipi di ruoli? Allo stesso modo? Sì, almeno a livello conscio. Sia che si tratti di personaggi forti presenti nell’immaginario collettivo come Madame Bovary o di personaggi totalmente inediti come quello di Rien ne va plus – Il gioco è fatto, ci si immedesima talmente tanto nei personaggi che ci dimentichiamo da dove vengano. E’ l’unico modo di liberarsi di un’ immagine prestabilita a beneficio di una rappresentazione immaginaria che conferirà molta più credibilità al personaggio. Lei interpreta un personaggio dalle molte sfaccettature. E’ questo che la rende così interessante. E’ lei che ci consente di passare dalla sfera pubblica alla sfera privata. E’ allo stesso tempo magistrato, donna sposata, amica del giovane nipote e il film mostra come una vicenda del genere possa influenzare i comportamenti delle persone, non solo nella vita pubblica ma anche nella vita privata e nei loro affetti. La sceneggiatura è ellittica come al solito? Forse un po’ meno di quelle di La Cérémonie e Grazie per la cioccolata. Ma per me è molto più semplice leggere una sceneggiatura un po’ scarna che indichi solo un’ossatura della storia e che lasci più spazio all’immaginazione. Quando una sceneggiatura entra troppo nei dettagli e sconfina verso la letteratura non mi fido molto… Jeanne si accorge un po’ tardi di non avere tanto potere quanto pensasse. E lo scopre in maniera ancora più dolorosa perché sono i suoi amici che la abbandonano. Non è tanto che la macchina contro cui combatte le oppone resistenza: è che viene abbandonata dall’interno del suo entourage e non c’è niente di più terribile. Pensa che Jeanne provi compassione per Humeau quando lo incontra in ospedale alla fine del film? A quel punto si sono chiusi i giochi e lei rimane piuttosto colpita dal vederlo in quello stato. D’altro canto non si sente in colpa: prova una forma di compassione che va al di là di quello che è successo precedentemente fra di loro. Lei riesce ad adattarsi sempre alla situazione che sta vivendo nel momento stesso in cui la sta vivendo. I suoi accessori sono particolarmente curati: borsa e guanti rossi, occhiali rosa malva… I suoi occhiali, piuttosto originali, indicano un’ affermazione di sé e una punta di femminilità. A lei piace sentirsi al centro dell’attenzione. E poi nell’immaginario collettivo un giudice si veste meglio di un poliziotto: contrariamente al poliziotto il giudice non ha bisogno di anonimato e può permettersi di essere ben identificabile. Può mostrare segni del suo potere e delle sue certezze. E poi una certa eleganza conferisce a Jeanne della sicurezza nei confronti di questi uomini che deve interrogare. Come ha lavorato al suo rapporto con Sibaud? Si lascia sedurre, ma poi si vendica con ferocia quando scopre che è stata manipolata più che manipolatrice. Nel momento in cui si trova un po’ in balia del suo fascino, era molto interessante far sentire che si trattava di un sentimento che lei non riesce a controllare, ma che cerca di tenere a distanza. Come una piccola crepa nell’edificio delle sue convinzioni. Il rapporto tra Jeanne e Félix è abbastanza sconcertante. Félix è esattamente il contrario di ciò che rappresenta lei. Si gode il momento, mentre lei si gode l’azione. Félix è capace di ascoltare e capire quello che sta succedendo e questo aiuta Jeanne a riflettere. Perché lui non ascolta passivamente… Si dice sempre che Chabrol parli poco con gli attori… Stranamente non mi ha mai parlato così tanto come per questo film! Era particolarmente acuto e mi dava delle piccole indicazioni che cambiavano le riprese precedenti. Era incredibilmente attento a ogni minimo particolare. Il film è teso all’estremo, come un arco che sta per lanciare la sua freccia. Claude Chabrol parla della “fragilità forte” che la caratterizza e che non avrebbe trovato in un’altra attrice. Io cerco di evitare la caricatura. Non c’è niente di peggio che calcara troppo la mano su una supposta definizione sociale o professionale di un personaggio…Nessuno è identificabile con la sua funzione: c’è sempre un essere umano dietro un poliziotto o un giudice che non assomiglia per niente all’idea che possiamo farci di loro. Quello che mi interessa è di mischiare continuamente forza e fragilità. Anche durante le udienze, quando Jeanne rappresenta il potere, mi sforzo di non interpretare un personaggio tutto di un pezzo. Volevo che ci si accorgesse di quello che succede aldilà dell’interrogatorio: al di fuori del discorso e della posizione di ognuno, ci sono degli esseri umani. Chabrol dice anche che lei non cerca di giustificarsi nei confronti dello spettatore, ma che interpreta il suo personaggio senza prenderlo in giro… Su questo siamo perfettamente d’accordo. Non capisco perché si dovrebbero smussare gli angoli. Nelle eroine di Chabrol c’è sempre un fondo di cattiveria o di durezza di cui non bisogna mai fare economia perché i suoi film si basano sistematicamente sullo stesso dispositivo: immerge un personaggio femminile in un universo ostile – compreso ne La commedia del potere – e la protagonista funge da cassa di risonanza dell’ambiente che la circonda. Si batte e sopravvive con la stessa violenza con la quale deve trionfare. Spesso senza successo. Non c’è cinismo nei film di Chabrol. E’ un umanista. Intervista a François Berléand (Humeau) Che ne pensa di Humeau? E’ un personaggio dalle origini modeste che non ha studiato alle Grandes Ecoles, ma che si è fatto da solo ed è riuscito a diventare un alto funzionario dello Stato: mi piaceva molto questo aspetto. Mi interessava molto anche il percorso interiore del personaggio, da una parte questa incredibile sicurezza che deriva dal senso del dovere compiuto, all’inizio del film e poi dall’altra il momento del crollo… In lui c’è una sorta di candore. Assolutamente. Non capisce cosa ci sia di male a utilizzare la carta di credito della società per scopi personali: ritiene che, dirigendo un grande gruppo pubblico, non è pagato quanto meriterebbe e quindi si tratta di un compenso legittimo. Quando viene messo a capo della società, si limita a seguire l’operato dei suoi predecessori – come il finanziamento dei partiti politici per esempio. In fondo, quando viene convocato dal giudice, è solo un fusibile che salta, niente di più. Sembra che lei si sia affezionato al suo personaggio. Sì! Faccio molta fatica a capire l’accanimento di cui è stato oggetto. Per molto tempo non ci siamo indignati davanti a un ministro che ha beneficiato di molti favori in natura! Cosa pensa del personaggio di Jeanne? E’ una donna da temere! E’ stato straordinario vedere Isabelle Huppert appropriarsi completamente del personaggio, con questa cattiveria gioiosa, questo sguardo terribile e questa voce allo stesso tempo dolce e crudele. Quando ho interpretato con lei le scene degli interrogatori, mi sono detto che questi confronti probabilmente erano proprio così nella realtà. Lei ha una vera complicità con Isabelle Huppert. Ci conosciamo da quando avevamo 14 anni! Avevamo già lavorato insieme in qualche film, come L’ Ecole de la Chair di Benoît Jacquot o Les Soeurs Fâchées di Alexandra Leclère, ma è la prima volta in cui ci troviamo a interpretare un faccia a faccia e che interpretiamo insieme molte scene importanti. Durante le riprese delle scene degli interrogatori, parlavamo poco di cose personali perché Isabelle ha bisogno di mantenere una concentrazione totale in rapporto al suo personaggio e la nostra complicità avrebbe potuto rendere difficile recitare i confronti…Ma quando siamo arrivati a girare le scene dell’ospedale, verso la fine delle riprese, la tensione è diminuita e noi abbiamo cominciato a rilassarci… Intervista a Patrick Bruel (Sibaud) E’ la prima volta che lavora con Chabrol. Mi piace molto il suo universo e avevo sentito parlare della formidabile atmosfera dei suoi set…Speravo che un giorno mi avrebbe chiamato. Ci siamo incontrati per un caso fortunato: facevo una lettura di una pièce con François Berléand e lui mi dice che sta per iniziare a girare con Chabrol. Quando gli dico quanto mi piacerebbe lavorare con lui, mi spiega che c’è ancora un ruolo disponibile…Siccome in quel momento mi trovavo a La Baule, vicinissimo a casa di Claude, abbiamo cenato insieme e mi ha subito dato la sceneggiatura: è stato un idillio! Come definirebbe il modo di Chabrol di dirigere gli attori? Ha capito che mi poteva chiedere quello che voleva e che le sue indicazioni trovavano un eco immediato in me. Avevo sentito dire che Claude dirige poco gli attori. E’ falso: li dirige a modo suo, senza parlare molto, accontentandosi di qualche parola, una risata o uno sguardo. Alla fine ottiene quello che vuole… Come sono state le riprese? Claude è circondato da una troupe che è una grande famiglia e, siccome io sono arrivato in mezzo a tutte queste persone che si conoscevano da anni, all’inizio mi sono sentito un po’ come un bambino sperduto, poi mi sono integrato molto velocemente. Ogni giorno davo dei suggerimenti a Claude che mi rispondeva: “Molto bene, è una cosa in più!” Si è documentato per interpretare il suo ruolo? Piuttosto mi sono informato sul personaggio al quale si ispira Sibaud dalle persone che lo conoscono. A parte questo, ho provato a interpretare il personaggio che voleva Chabrol, senza aderire troppo alla realtà. L’abbiamo visto poche volte interpretare personaggi tanto negativi quanto questo. Sibaud è un criminale in giacca e cravatta… Sì, se non fosse che ha lasciato la società intascando 34 milioni di euro, senza commettere la minima estorsione. Agisce senza vergogna, non si fida di nessuno, ma le sue attività non hanno nulla di riprovevole agli occhi della giustizia. Piuttosto è un buon giocatore di scacchi, ma sicuramente non un socio gradevole. La sua relazione con Jeanne è strana, fatta di manipolazione e seduzione… Il mio personaggio cerca di unire l’utile al dilettevole. Ogni sua strategia si fonda su un tentativo di indebolimento del potere che il giudice gli oppone. Quando vede che lei gli resiste, il suo enorme ego ne esce duramente colpito… E’ la prima volta che lavorate insieme… Avevo molta voglia di lavorare con lei. E’ stato magnifico vedere Isabelle e Claude insieme sul set ed essere testimone della loro complicità: lei gli dà del lei come se rispettasse una sorta di patto fra Pigmalione e la sua allieva. Allo stesso tempo ci mette distanza e senso dell’ umorismo, come a dimostrare che la simbiosi fra di loro è costantemente rinnovabile. Come vede il personaggio di Jeanne? Mi fa pensare a un animale che non lascia più la sua preda una volta che l’ ha catturata. Usa tutte le sue armi: fascino, durezza, violenza, capacità di destabilizzare l’avversario. Il personaggio si giova di un’attrice straordinaria. http://www.bimfilm.com/trailer_swf/index_high.php?swf_film=commediapotere_high.swf
![]() ![]() ![]() |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||