INTERVISTA A CHRISTIAN VINCENT
Hotel cinque stelle è la storia di una giovane donna che eredita 50.000 euro. Sono tanti soldi, ma niente di eccezionale…
E’ vero. Se avesse ereditato molti più soldi, non si sarebbe chiesta cosa farsene e non ci sarebbe stato nessun film. Avrebbe investito il denaro o si sarebbe comprata una casa. Invece 50.000 euro sono tanti soldi, ma non una somma enorme. E’ una somma un po’ scomoda e perciò interessante.
Andando a Cannes, in questo grande albergo, Franssou si vuole concedere un po’ di lusso?
Il lusso per lei è poter cambiare vita. La sua esistenza l’annoia e la gioia che prova ereditando questa somma svanisce in fretta. Come dice Marc all’inizio del film: “In realtà è seccante avere tanti soldi”. Alla fine Franssou decide di mettersi in aspettativa e di spendere i suoi soldi trasferendosi in un grande albergo. Con Olivier Dazat volevamo regalare a Franssou 50.000 euro ma a una condizione, volevamo che spendesse questo denaro il più velocemente possibile. Volevamo che lo sperperasse. Solo che sperperare il denaro, dilapidare la propria fortuna non è una cosa che si improvvisa. Ci vuole esperienza. Ed è qui che entra in gioco Stéphane. E’ lui che la alleggerirà di tutto questo denaro e che, inaspettatamente, la farà felice.
Questa commedia è costruita un po’ come un thriller, con molta suspense…
Io non parlerei di suspense nel senso tradizionale del termine. Effettivamente abbiamo costruito una sceneggiatura in cui ci si domanda tutto il tempo cosa succederà nella scena successiva. D’altro canto partivamo da un cliché: una ragazza piuttosto ingenua incontra un uomo che è interessato ai suoi soldi. E’ un genere ben preciso che ha le sue regole e le sue convenzioni. Siamo sicuri che Franssou e Stéphane finiranno l’uno nelle braccia dell’altro e, allo stesso tempo, non si parla mai di sentimenti. Per alcune persone la cosa peggiore è la psicologia. Per me sono i sentimenti la cosa peggiore. Quello che mi interessa fra loro due, sono i rapporti di forza. Come l’uno faccia rigare dritto l’altro, come lui manipoli lei, come la prenda in giro, raccontandole delle storie. Ma molto velocemente, nell’arte della manipolazione, l’allievo supera il maestro. Hotel cinque stelle è un film sugli apprendisti. Una fanciulla sprovveduta diventa in poco tempo una piccola canaglia.
Chi è veramente Stéphane? Un truffatore?
Io sono come Stéphane. Non mi piace il termine truffatore. Stéphane non fa del male a nessuno (a parte a Franssou che schiaffeggia e a cui storce il braccio). Organizza delle partite a carte, cerca di vendere delle case non sue a delle persone che non sanno che farsene di tutto il loro denaro, fa ridere ed è gentile con tutti. A suo modo è un gentleman.
Perché Franssou è attratta da Stéphane?
Per mille ragioni. I masochisti vi diranno perché lui le ha storto il braccio. Altri vi diranno perché non si lamenta quasi mai. E per lei è un grande cambiamento perché viveva con un uomo che si lamentava continuamente e che vedeva sempre tutto nero, mentre invece Stéphane è un inguaribile ottimista. A Franssou piace la sua malafede, il suo buonumore, la sua faccia tosta, la sua allegria, la sua capacità di trarsi sempre d’impiccio, ma anche la sua capacità di cacciarsi nei guai.
C’è anche un terzo personaggio, René, interpretato da François Cluzet. Che ruolo ha nella storia?
Perché ci sia una storia d’amore, perché ci sia del desiderio, spesso bisogna essere in tre…Il triangolo. Un altro René, René Girard, ha scritto un libro molto bello sull’argomento “Mensonge romantique et vérité romanesque”. Secondo lui l’uomo è incapace a desiderare da solo, occorre che l’oggetto del suo desiderio sia designato da un terzo. Questo terzo è René. E’ lui che fa di Franssou un oggetto del desiderio, che formula questo desiderio e che propone un modello a Stéphane. Inoltre, visto che eravamo in un mondo di imbroglioni, c’era bisogno di un pollo da spennare, qualcuno che avesse dei soldi, molti soldi. Più di dieci anni fa, assolutamente per caso, ho cenato con un ex-pilota di Formula uno. Un tipo pieno di soldi. Per me è diventato un modello.
Questo pilota è allo stesso tempo depresso e brillante.
Con Olivier Dazat siamo partiti dall’idea che quest’uomo aveva avuto un brutto incidente stradale e che, per lo shock, aveva perso un certo numero di neuroni. Ha dei problemi di espressione, si impappina. Però allo stesso tempo i piloti di F1 sono dei gran lavoratori, sono delle persone di grande precisione che cercano continuamente di guadagnare millesimi di secondo. Il suo problema è trovare le parole giuste. Solo che gli manca qualche rotella…Molte volte ha delle difficoltà anche a trovare le parole più semplici…
Quando René è davanti a Franssou perde completamente la lucidità…
Sì, è vero! Comincia a dire qualsiasi cosa! Ma alla fine, quando pensa di piacere a Franssou, riprende possesso di tutte le sue facoltà.
Mentre scrivevate la sceneggiatura avevate già in mente gli attori che avrebbero interpretato questi personaggi?
Si pensa sempre agli attori. All’inizio, nel 2001, pensavo a delle altre coppie. Ma la sceneggiatura era diversa, molto lontana dall’essere compiuta, parecchi attori l’avevano rifiutata e io avevo lasciato, per il momento, perdere il progetto. Nel 2003 mi si è presentata l’occasione di girare Les enfants, per il quale avrei voluto José Garcia. Abbiamo molto simpatizzato ma poi lui non ha fatto il film. E’ stato un vero peccato, mi sarebbe molto piaciuto lavorare con lui. Nel giro di due settimane mi sono rimesso a lavorare su Hotel cinque stelle pensando a José. Gli ho fatto leggere la sceneggiatura e lui mi ha detto subito di sì. Riguardo Isabelle, l’avevo trovata magnifica ne I sentimenti di Noémie Lvovsky e, a teatro, nella pièce Un hiver sous la table, per la regia di Zabou Breitman. Con lei avevo girato Beau fixe e ne conservavo un ricordo meraviglioso. L’avevo sempre seguita a teatro, al cinema…E’ magica. Ha una sorta di innocenza, di candore, di naturalezza. Può dire tutto, fare tutto, con leggerezza. E poi ha davvero il senso della commedia!
Vedendola fa pensare a Grace Kelly…Sarebbe stata perfetta in un film di Hitchcock!
E’ vero, ho anche voluto rivedere Caccia al ladro che è ambientato sulla Costa Azzurra…Quarant’anni dopo, il film ha quasi un valore documentario. Si vede la Costa Azzurra com’era prima della speculazione edilizia. Si vede il Carlton senza i palazzi che lo circondano.
E come avete scelto François Cluzet?
François fa parte di quel gruppo di attori con cui volevo lavorare. Fra Sauve-moi e Les enfants sono passati cinque anni durante i quali non ho lavorato. Non riuscivo a ultimare i miei progetti. Ho scritto una sceneggiatura in cui François aveva il ruolo da protagonista, ma il progetto non è mai andato in porto. Mi sono detto che un giorno avremmo lavorato insieme per un altro film. Gli ho fatto leggere la sceneggiatura. Ero convinto che fosse perfetto per quel ruolo. Lo divertiva interpretare la parte di René. E’ magnifico.
Vi siete ispirati a celebri coppie di imbroglioni del cinema?
Oggi lo posso confessare, io sono un vecchio cinefilo…. Ho visto molti film, sia alla Cinématheque che all’Action Lafayette, prima che fosse trasformato in un supermercato. E’ lì che ho scoperto gli attori americani degli anni ‘30, ‘40 e ‘50, lì ho visto tutti i film di Lubitsch.
Da quel momento, in materia di commedia, non è stato fatto niente di meglio. Non sono un nostalgico di quell’epoca. Non penso che si stesse meglio prima, tuttavia rimpiango il posto che occupavano quegli autori. Erano persone brillanti, molto colte. I loro film erano divertenti, intelligenti e malgrado tutto questo gli studios dell’epoca non esitavano ad affidargli delle commedie!!! Inoltre riuscivano a unire tutti i tipi di pubblico, si rivolgevano a tutti, mentre invece adesso i pubblici diversi non si mescolano più.
Si ha l’impressione che la sua regia sia un po’ diversa rispetto ai film precedenti. Girare questa commedia le è piaciuto in modo particolare?
Ho provato un piacere immenso nel girare questo film. Dopo La séparation ho attraversato una specie di crisi durante la quale tutto mi pesava: la scrittura, le riprese. Mi domandavo a che scopo facessi tutto questo. Non mi sentivo a mio agio. Questo ha prodotto Je ne vois pas ce qu’on me trouve, che è un film che amo molto, che è divertente per certi aspetti ma fondamentalmente è deprimente. Cercavo una certa verità, usavo la macchina a spalla, pensavo anche a girare in digitale…
E adesso?
Mi sembra che vada tutto bene. La mattina sono contento di veder arrivare i camion. Non bisogna confondere macchina da presa leggera e leggerezza. La leggerezza è uno stato d’animo, sia che ci siano dieci o cinquanta persone sul set.
Ha sempre visto Hotel cinque stelle come una commedia glamour?
Sì, una commedia glamour, con una certa eleganza, dei dialoghi curati e, ogni tanto, un tocco di volgarità. Non bisogna disprezzare la volgarità.
Questo è il suo settimo lungometraggio ma la sua prima vera commedia. Perché ha aspettato così tanto?
Ottima domanda…Perché? Forse non pensavo che sarei stato in grado di fare una commedia…e poi perché nella vita non sono divertente. Non ho la battuta pronta. Non mi sento a mio agio in società. Non so raccontare le storie. E, allo stesso tempo, quando vedo i comici, quelli veri, che scrivono delle sceneggiature e passano alla regia, mi dico che non si può lasciar stare! Bisogna fare qualcosa!
Filmografia di Christian Vincent
| 2005 |
Hotel cinque stelle |
| 2004 |
Les enfants |
| 1999 |
Sauve-moi |
| 1997 |
Je ne vois pas ce qu’on me trouve |
| 1994 |
La séparation |
| 1992 |
Beau fixe |
| 1990 |
La timida |
INTERVISTA A JOSÉ GARCIA
Come ha conosciuto Christian Vincent?
Mi aveva chiamato per Les enfants. Non ho fatto il film ma avevamo veramente voglia di lavorare insieme. Mi piacevano i suoi film, specialmente La séparation che mi aveva molto colpito. Poco tempo dopo mi ha mandato la sceneggiatura di Hotel cinque stelle.
Cosa ha pensato della storia?
Mi ha fatto venire voglia di andare al cinema! E poi, dal momento che tutto si concentra intorno a quello che succede tra questi tre personaggi, mi sono reso conto che era un film per gli attori. E in più ero molto contento di girare in un posto dove ci fosse il bel tempo!
Come definirebbe il personaggio di Stéphane?
E’ un truffatore, ma non fa del male a nessuno. Diciamo che alleggerisce le persone del loro denaro. E’ esattamente quello che fa con René che non sa cosa fare con i suoi soldi. Potremmo dire che approfitta delle piccole debolezze altrui. Interpretare un personaggio così è un gran divertimento! Adoro gli imbroglioni! Sono dei personaggi che rischiano sempre, perciò sono vulnerabili. Anche loro si fanno sempre a loro volta imbrogliare… Sono affascinanti.
Si è ispirato alle commedie americane degli anni ‘50 per interpretare questo personaggio?
Sapevo che Christian voleva fare un film che si ispirasse al glamour degli anni ‘50 ma non ho visto nessun film. Nella sceneggiatura c’era già il ritmo di quelle commedie. Ma non mi sono ispirato a un personaggio o a un’epoca. Per esempio, per quanto riguarda i costumi, volevo qualcosa che fosse neutro, elegante e soprattutto senza tempo.
René interpreta il pollo da spennare. Il suo rapporto con lui è abbastanza complesso. Sembra perfino che lei abbia dell’affetto nei suoi confronti…
Quello che voglio è vendergli una casa ma mi rendo conto che non ci riuscirò. E poi si innamora di Franssou e io penso…grandioso… io ho la ragazza con i soldi e la passo a René che diventa colui che mi fa scoprire Franssou. Tutto le cose che René scopre in lei mi fanno aprire gli occhi. Mi rendo conto che è fantastica, che potrebbe cambiare la mia vita…Tutto quello che lui le dice è quello che le dovrei dire io e mi accorgo che lui è andato dieci volte più veloce di me! Adoro il personaggio di René. E’ un personaggio che ispira simpatia ed è veramente divertente!
Parliamo un po’ degli altri attori. Lei conosceva Isabelle Carré ma non conosceva François Cluzet…
Isabelle la conosco da moltissimi anni e adoro recitare insieme a lei. Avevo veramente voglia di rivederla. E’ una donna eccezionale, generosa e piacevole. Quanto a François non ci conoscevamo ed è stato un piacere conoscerlo! E’ bello conoscere delle persone che recitano unicamente per passione.
Cosa ne pensa del lato sexy di Isabelle?
Isabelle soffre della sindrome della ragazza carina che non sa valorizzarsi. Con questo film è cambiata e spero che continui su questa strada!
Lei ha girato questo film subito dopo Il cacciatore di teste e La boîte noire. E’ bello per un attore passare dal dramma alla commedia?
E’ bello fare dei film forti e duri e poi rigenerarsi con una commedia. Hotel cinque stelle è un film che abbiamo fatto con grande piacere.
Che genere di regista è Christian Vincent?
E’ un regista con cui è piacevole lavorare. Dirige bene e con semplicità. E’ una persona a cui interessa l’aspetto umano, un uomo pieno di vita a cui piace fare cinema. Questo film gli somiglia. Com’è stato girare a Cannes? E’ stato molto gradevole tantopiù che abbiamo girato fuori stagione e la gente era rilassata. Se questo film andrà bene, mi servirà da esempio per dire che si possono raccontare delle storie terribili o molto belle ma…al sole! Ogni volta giriamo in dei posti dove piove tutto il tempo!
Filmografia di José Garcia
| 2006 |
Gal |
di Miguel Courtois |
| 2006 |
Pars vite et reviens tard |
di Régis Wargnier |
| 2005 |
Hotel cinque stelle |
di Christian Vincent |
| 2005 |
Cacciatore di teste |
di Costa-Gavras |
| 2004 |
La boîte noire |
di Richard Berry |
| 2003 |
El septimo dia |
di Carlos Saura |
| 2003 |
Rire et châtiment |
di Isabelle Doval |
| 2003 |
People |
di Fabien Onteniente |
| 2003 |
In amore c’è posto per tutti |
di Pierre Salvatori |
| 2002 |
Quelqu’un de bien |
di Patrick Timsit |
| 2002 |
Blanche |
di Bernie Bonvoisin |
| 2002 |
In fuga col cretino |
di Alain Berberian |
| 2002 |
Utopia |
di Maria Rippoll |
| 2001 |
Trouble everyday |
di Claire Denis |
| 2001 |
Les morsures de l’aube |
di Antoine de Caunes |
| 2001 |
La vérité si je mens 2 |
di Thomas Gilou |
| 2000 |
Le vélo de Ghislain Lambert |
di Philippe Harel |
| 2000 |
Les frères Soeurs |
di Frédéric Jardin |
| 2000 |
Jet Set |
di Fabien Onteniente |
| 2000 |
En face |
di Mathias Ledoux |
| 1999 |
Extension du domaine de la
lutte |
di Philippe Harel |
| 1999 |
Comme un poisson hors de
l’eau |
di Hervé Hadmar |
| 1999 |
Cinq minutes de détente |
di Thomas Roméro |
| 1999 |
Les grandes bouches |
di Bernie Bonvoisin |
| 1998 |
Que la lumière soit |
di Arthur Joffé |
| 1998 |
La mort du chinois |
di Jean-Louis Benoît |
| 1997 |
La vérité si je mens |
di Thomas Gilou |
| 1997 |
Tout doit disparaître |
di Philippe Muyl |
| 1996 |
Beaumarchais l’insolent |
di Edouard Molinaro |
| 1996 |
Les démons de Jésus |
di Bernie Bonvoisin |
| 1995 |
Elisa |
di Jean Becker |
| 1994 |
Le jour |
di D.Malval |
| 1993 |
One night of hypocrisie |
di D.Rudrauf,
N. Houres |
| 1988 |
Romuald et Juliette |
di Coline Serreau |
INTERVISTA A ISABELLE CARRÉ
Quattordici anni dopo Beau fixe ritrova Christian Vincent. Eravate rimasti in contatto?
Non era un contatto assiduo ma ci davamo dei piccoli segnali. Veniva sempre a vedere i miei spettacoli. Seguiva il mio lavoro e io facevo lo stesso.
Come ha reagito quando le ha proposto questa sceneggiatura?
Mi sono commossa. E’ sempre emozionante avere la possibilità di lavorare di nuovo con un regista col quale abbiamo esordito. Avevo vent’anni quando ho fatto Beau fixe. Eravamo tutti e due alle prime armi… mi piaceva molto l’idea di lavorare di nuovo con Christian, di fare una commedia e anche di ritrovare José dieci anni dopo La mort du Chinois.
E le è piaciuta la storia di Hotel cinque stelle?
C’erano delle situazioni di commedia che avevo voglia di interpretare, in particolare tutto quello che succedeva a casa di René. Leggendo la sceneggiatura si aveva l’impressione che tutto funzionasse molto bene! Mi piaceva l’elettricità che sprigionava da questo trio. Era una partita di ping-pong a tre. L’idea di questo terzo personaggio che arriva e il modo in cui crediamo nella storia d’amore fra Franssou e René era allettante! E poi mi piace il fatto che ci si accorga che è lei che conduce il gioco e manipola non uno ma due uomini.
Come definirebbe il personaggio di Franssou?
Mi piace la sua malizia, il suo essere caustica, ma anche questo suo modo di scoprire le cose, questo desiderio di cambiare vita e di divertirsi. Anche se guarda i due uomini con tenerezza, Franssou non è innamorata. Si è buttata dietro le spalle la sua vita precedente e ha trovato in quest’uomo qualcosa che la diverte.
E’ un’avventuriera…
Sì, non è assolutamente spaventata all’idea di buttarsi in qualcosa di losco, perché quell’uomo è più un truffatore di bassa lega che un Arsenio Lupin!
La cosa che più colpisce è la sua trasformazione fisica. Nuovo colore di capelli, un abbigliamento molto alla moda…Lei è molto sexy!
C’era già un lato sexy nel personaggio che interpretavo ne I sentimenti ma era più infantile. Qui è più donna fatale. Christian mi ha chiesto di vedere Mancia competente, ma io ho visto anche altri film americani: Avanti, Gilda e altri film con Shirley MacLaine, Marilyn Monroe e Audrey Hepburn. Mentre scendevo le scale nella hall del Carlton canticchiavo “I wanna be loved by you” e pensavo a Marilyn Monroe. Mi sono molto divertita!
Franssou è lontana da lei?
Diciamo che io sono più riservata. Non mi piace tanto mettermi in mostra e non mi vestirei mai né camminerei mai come lei. Franssou si ritrova in un nuovo contesto e si adegua. Le sembra di vivere come al cinema. E’ come se entrasse nello schermo per vivere insieme ai protagonisti come ne La rosa purpurea del Cairo. Anche se non sceglie sempre di stare con dei vincenti. Ha il senso dell’umorismo e il distacco necessari per ammettere che la vita forse è più divertente con qualcuno che ha dei difetti!
E’ stato facile trovare gli abiti giusti?
Con Carine Sarfati, la costumista, abbiamo studiato i costumi degli anni ‘50. Erano molto colorati ma nessuna delle proposte piaceva a Christian. Ci siamo fatte prendere dal panico e Carine mi ha detto: “Mi devi aiutare, ti devi sentire a tuo agio nei vestiti, devi essere sexy, li devi valorizzare”. Da quel momento ho capito. Ho cominciato a muovermi timidamente, ma quando ho visto Christian entusiasmarsi ho capito quale fosse la strada da seguire. E quando ho cominciato a sentirmi a mio agio anche i costumi hanno funzionato!
Una volta entrata nella parte è stato divertente interpretarla?
Certo! E’ stata una vera goduria…Era bello sentirsi seducente! Mi serviva un po’ di rodaggio ma poi è stato facile. Il trucco, i capelli, i vestiti, il modo di camminare, le scarpe, i tacchi mi hanno aiutato! Ma è stato facile anche grazie a José e a François. Recitare con loro è semplice. Sono veramente dei grandi attori. Basta guardarli e lasciarsi guidare dalle loro reazioni.
Era ansiosa di ritrovare José Garcia?
Mi piaceva l’idea di avere il ricordo netto di come recitava dieci anni fa e di poter vedere quanto fosse cambiato oggi. E’ cambiato tantissimo, riesce a fare qualsiasi cosa… riesce a essere commovente, sorprendente, divertente…Per me è il nuovo Cary Grant! Ha brio, una grande tecnica e un fascino incredibile!
E François Cluzet lo conosceva?
Ci eravamo incrociati ma non avevamo mai lavorato insieme. Ero molto contenta di recitare insieme a lui. Sono impressionanti la sua sensibilità e il modo in cui comincia una scena, come se si dovesse buttare dal ventesimo piano.
E’ molto cambiato il modo di lavorare di Christian Vincent dai tempi di Beau fixe?
Decisamente. Per Beau fixe abbiamo fatto moltissime prove, invece per questo film abbiamo provato solo un paio di volte, tutto qui. Christian si sentiva libero di fare qualsiasi cosa e questo nel film si avverte. Ci siamo resi conto che la cosa che funzionava tra il personaggio di José e il mio era quando io facevo qualcosa che José non si aspettava. Ho cercato di utilizzare questo elemento per tutto il film, di sorprendere José nella recitazione, nelle battute che potevo aggiungere o nei gesti che lui non si aspettava.
Che sentimenti prova nei confronti di questo film?
Tenerezza. E’ una commedia che rappresenta un genere di cinema che amo molto.
Filmografia di Isabelle Carré
| 2006 |
Hotel cinque stelle |
di Christian Vincent |
| 2006 |
Petites peurs partagées |
di Alain Resnais |
| 2005 |
Entre ses mains |
di Anne Fontaine |
| 2004 |
L’avion |
di Cédric Kahn |
| 2003 |
La piccolo Lola |
di Danielle Dubroux |
| 2002 |
Eros Thérapie |
di Danielle Dubroux |
| 2002 |
I sentimenti |
di Noémie Lvosky |
| 2001 |
M’ama non m’ama |
di Laetitia Colombani |
| 2000 |
Bella ciao |
di Stephane Giusti |
| 2000 |
Il ricordo delle belle cose |
di Zabou Breitman |
| 1999 |
Pranzo di Natale |
di Danièle Thompson |
| 1999 |
Domani andrà meglio |
di Jeanne La brune |
| 1999 |
L’envol |
di Steve Suissa |
| 1998 |
Superlove |
di Jean-Claude Janer |
| 1998 |
Les enfants du Marais |
di Jea Becker |
| 1998 |
Les enfants du siècle |
di Diane Kurys |
| 1997 |
La mort du chinois |
di Jean-Louis Benoît |
| 1996 |
La donna proibita |
di Philippe Harel |
| 1996 |
Les soeurs Soleil |
di Jeannot Szwarc |
| 1995 |
Beaumarchais l’insolent |
di Edouard Molinaro |
| 1994 |
L’ussaro sul tetto |
di Jean-Paul Rappeneau |
| 1992 |
Beau fixe |
di Christian Vincent |
| 1990 |
La reine Blanche |
di Jean-Loup Hubert |
| 1988 |
Romuald et Juliette |
di Coline Serreau |
INTERVISTA A FRANÇOIS CLUZET
Cosa l’ha colpita in questo progetto?
Mi è piaciuta molto la sceneggiatura. E mi piaceva anche l’idea di lavorare con José Garcia e Isabelle Carré, di lavorare con Christian Vincent e che il film fosse prodotto da Olivier Delbosc e da Marc Missonnier. Ma quello che mi ha convinto definitivamente è stata una discussione fra Christian Vincent e Olivier Dazat a proposito del mio personaggio. Lo trovavo interessante però gli mancava qualcosa. Loro mi hanno dato dei suggerimenti per renderlo una persona timida e un po’ strana. Doveva essere un po’scemo e la sua timidezza doveva essere molto penalizzante.
In realtà il suo personaggio dà una svolta alla storia…
Esattamente. Senza di lui il personaggio di José non dichiarerebbe il suo amore. All’inizio il suo era un ruolo secondario che serviva da pretesto per ostacolare la storia d’amore. Poteva risolvere la situazione o complicarla. La fortuna che ho avuto è stata che gli sceneggiatori l’hanno liberato da questo ruolo e ne ha fatto un personaggio a tutto tondo.
René è veramente il pollo da spennare?
Piuttosto direi che è un uomo innamorato. E’ innamorato dell’amore e sicuramente è questo che fa paura a Franssou. Dice che l’ama ma lei pensa che possa dire la stessa cosa a qualsiasi donna. Attraverso questo personaggio si parla anche della solitudine dei campioni. Quest’uomo ha avuto tutto nella vita tranne l’amore. Sembra un bambino che ha realizzato il suo sogno di fare il pilota e che, invecchiando, si rende conto che la solitudine è insostenibile.
Quando René si trova di fronte a Franssou non riesce a parlare, si mangia le parole… fa morire dal ridere! Christian aveva in mente un personaggio atipico. E questo l’ha portato verso qualcosa di divertente. Davanti alle donne si paralizza, specialmente davanti a Franssou. Penso che debba far paura a una donna un uomo che è pronto a donarle tutto quello che possiede in così poco tempo…
Quali sono i dettagli che l’hanno aiutata a entrare nel personaggio?
La cosa che mi ha aiutato di più è stato lo sguardo di Isabelle e di José. Negli occhi di José c’era l’idea che poteva manipolarmi. Quanto a Isabelle interpretava molto bene questo aspetto “sono libera, disponibile, aperta a tutte le storie” che mi incoraggiava a credere alla possibilità di una storia d’amore con lei. Mi sembra che tutti e tre ci siamo impadroniti dei nostri personaggi. Confesso che quando ho visto il film ho capito che lo dovevo a loro due se il mio personaggio era riuscito. E’ un po’ come se sapessero come doveva essere.
Si capisce che le è piaciuto girare questo film…
Sì perché li conosco bene i timidi! La costruzione di un timido mi evocava molte cose, specialmente nel rapporto con le donne. Le donne non amano molto i timidi. C’è questa idea che il timido non sia virile, perciò non attraente. La prova di tutto questo è che Franssou alla fine non scappa con René ma con Stéphane!
Com’è stato lavorare con Christian Vincent?
Io sono un fan di Christian Vincent. E’ un grande regista, molto attento. Mi piace il suo modo di dirigere gli attori. Interviene molto poco e questo mi piace perché ho l’impressione di essere libero e di poter inventare.
Questo film la fa pensare ad alcune commedie americane degli anni ‘40 e ‘50?
C’è qualcosa di Lubitsch. Parte tutto da un piccolo tema pieno di situazioni divertenti. Poi è veramente un film di attori. E la nostra fortuna è stata di intenderci alla perfezione. Nella sceneggiatura c’era soprattutto una storia a due, il mio era un personaggio secondario. Durante le riprese è diventata una storia a tre. Questo deriva dal fatto che anche in molte delle scene dove io non compaio, loro parlano di me. Anche quando non giravo avevo l’impressione di condurre il gioco.
Lei non aveva mai lavorato con José Garcia e Isabelle Carré…
Ammiro Isabelle da tantissimo tempo…E’ molto sincera e ha una grazia incredibile! Per quanto riguarda José mi ha molto colpito come mi abbia accolto. Mi ha parlato del desiderio che aveva di lavorare con me, dei film che aveva visto… Fra noi si è instaurato subito uno spirito cameratesco.
Com’è stato girare a Cannes?
Molto piacevole! D’ora in poi vorrei girare tutti i film a Cannes. La produzione ci ha viziato. Il loro scopo era rendere felici il regista e gli attori in modo che avessimo voglia di recitare. Credo che abbiano fatto bene. Mi sembra che si veda che abbiamo lavorato con piacere.
Che reazione ha avuto dopo aver visto il film?
Ero contento ma soprattutto ero molto sorpreso da come era diventato il mio personaggio. Non pensavo che fosse presente anche tra loro due. Fin dalla prima scena, quando visita il garage, si parla molto di lui! In realtà ho avuto solo una quindicina di giorni di riprese, sono stato sfruttato! No, a parte gli scherzi, sono estremamente riconoscente nei confronti della troupe.
Filmografia di François Cluzet
| 2006 |
Hotel cinque stelle |
di Christian Vincent |
| 2005 |
Ne le dis à persone |
di Guillaume Canet |
| 2004 |
Le domaine perdu |
di Raoul Ruiz |
| 2004 |
La cloche a sonné |
di Bruno Herbulot e
Adeline Lecallier |
| 2003 |
Je suis un assassin |
di Thomas Vincent |
| 2002 |
France Boutique |
di Tonie Marshall |
| 2002 |
Pistole nude |
di Eric Lartigau |
| 2002 |
Janis et John |
di Samuel Benchetrit |
| 2001 |
L’avversario |
di Nicole Garcia |
| 2001 |
Quand je vois le soleil |
di Jacques Cortal |
| 1997 |
La voie est libre |
di Stéphane Clavier |
| 1997 |
Dolce far niente |
di Nae Caranfil |
| 1997 |
Examen de minuit |
di Danièle Dubroux |
| 1997 |
Fin Août début Septembre |
di Olivier Assayas |
| 1996 |
Rien ne va plus |
di Claude Chabrol |
| 1995 |
Dialogue au sommet |
di Xavier Giannoli |
| 1995 |
Enfants de salaud |
di Tonie Marshall |
| 1995 |
Le silence de Rak |
di Christophe Loizillon |
| 1994 |
Prèt-à-porter |
di Robert Altman |
| 1994 |
Les apprentis |
di Pierre Salvatori |
| 1994 |
French Kiss |
di Lawrence Kasdan |
| 1993 |
L’inferno |
di Claude Chabrol |
| 1993 |
La vie est pleine de mauvais
exemples |
di André Forcier |
| 1992 |
L’instinct de l’ange |
di Richard Dembo |
| 1992 |
Sexes faibles |
di Serge Meynard |
| 1991 |
Olivier Olivier |
di Agnieska Holland |
| 1991 |
Rue Alfred Roll |
di Didier Martiny |
| 1989 |
Les années lumières |
di Richard Effron |
| 1989 |
Les années terribles |
di Robert Enrico |
| 1988 |
Un affare di donne |
di Claude Chabrol |
| 1988 |
Deux |
di Claude Zidi |
| 1988 |
Forza maggiore |
di Pierre Jolivet |
| 1988 |
Troppo bella per te |
di Bertrand Blier |
| 1987 |
Jaune révolver |
di Olivier Langlois |
| 1987 |
Chocolat |
di Claire Denis |
| 1987 |
Un tour de manège |
di Pierre Pradinas |
| 1986 |
Association de malfaiteurs |
di Claude Zidi |
| 1985 |
Round midnight |
di Bertrand Tavernier |
| 1985 |
La ragazza senza fissa dimora |
di Tony Gatlif |
| 1985 |
Etats d’âmes |
di Jacques Fansten |
| 1984 |
Les enragés |
di Pierre-William
Glenn |
| 1984 |
Elsa, Elsa |
di Didier
Haudepinatlif |
| 1983 |
Coup de foudre |
di Diane Kurys |
| 1983 |
Vive la sociale |
di Gérard Mordillat |
| 1982 |
L’été meurtrier |
di Jean Becker |
| 1981 |
I fantasmi del cappellaio |
di Claude Chabrol |
| 1979 |
Le Cheval d’Orgueil |
di Claude Chabrol |
| 1977 |
Cocktail Molotov |
di Diane Kurys |